Nonostante regista e scrittore siano la medesima persona, ovvero Stephen Chbosky, questo film non è stato chissà quale rivelazione. Sarà che attorno a questo film c'è girato un fandom di adolescenti tutti super-profondi, loro che "tu non sai ma io sono infinitamente depresso" (piaciuto il gioco di parole?) e altre chicche che rendono il suicidio, la depressione e quant'altro di moda. Il film di per sé è guardabile, con degli interpreti molto azzeccati a partire dal protagonista, Logan Lerman, che riesce perfettamente nei panni di Charlie. Le atmosfere rispecchiano molto la storia, sebbene fossi partito prevenuto, come mi succede ormai per quasi tutti i film tratti da romanzi che mi sono particolarmente piaciuti. E' che io detesto la popolarità e il fandom, davvero, non li reggo. Pensando poi che Sam sarebbe stata interpretate da Emma Watson mi ero già preparato psicologicamente all'orda di preadolescenti stipati nel corridoio del cinema per vedere Hermione Granger. Perfetta la scelta delle battute,spesso ripetute più volte nel corso del film, a sottolineare la solitudine che può provare un adolescente ai suoi primi anni delle superiori, specialmente se è un tipo introverso a cui, per giunta, è anche morto il migliore amico. La colonna sonora del film- ormai un must tra i bimbominkia, giusto per gettare benzina sul fuoco - è incentrata prevalentemente su Heroes di David Bowie (si, quello che prima dell'uscita del film nessun fan sfegatato di tredici anni conosceva) il cui titolo viene rivelato solo alla fine del film (e io che volevo spanzarmi dalle risate pensando ai ragazzini che la cercavano su google come "kanzone di Noi siamo infinito"). Tutto sommato questo film incarna abbastanza bene il disagio dell'adolescente disadattato, dei tentativi-anche riusciti-di suicidio, dell'omosessualità, del primo amore, dell'uso delle droghe e del traguardo dell'accedere all'Università, visto come il fine ultimo per essere qualcuno. Tutti argomenti che alla pubblicazione del libro in America lo destinarono ad una pesante censura e massa a bando dalle biblioteche scolastiche. Ovviamente nella società contemporanea questo film non risulta affatto scabroso (anche se effettivamente non dovrebbe per alcuni punti) perchè abituati a vivere e vedere tutto questo quotidianamente. La pecca più grande? Il titolo italiano che vuole sembrare più accattivante e filosofico con "noi siamo infinito", quando a mio parere rende meglio quello originale, The perks of being a Wallflower (L'Importanza di essere un "ragazzo da carta da parati"). Tutt'altro discorso riguarda invece il libro, che raggiunge appena la sufficienza, in quanto non è fedele alle premesse che vengono fatte già a partire dal titolo. In primis, Charlie,che ci viene presentato come un ragazzo profondamente disturbato alla fine è solo molto timido e per rendere la situazione più drammatica hanno aggiunto la violenza carnale nell'infanzia; sfortunatamente questo non basta per caratterizzare il personaggio, che in poco tempo si fa subito un bel giro di amici coi quali condivide le proprie passioni ed esperienze ed ha addirittura due storie d'amore con due ragazze. Impossibile per un ragazzo che dovrebbe avere dei gravissimi problemi relazionali e che dovrebbe rimanere, appunto, sempre fuori dal mondo, quasi fosse davvero un tutt'uno con la carta da parati per quanto viene escluso dalle feste e dalla quotidianità.
Titolo originale: And then there were none Titolo: Dieci piccoli indiani Autore: Agatha Christie Prezzo di copertina: € 8,50 Editore: Mondadori (collana Oscar scrittori moderni) Prima edizione originale: 1939, UK Traduzione italiana: Beata della Frattina, prefazione e postfazione di Alex R. Falzon Dati 182 p., brossura Trama: Dieci sconosciuti sono invitati a passare alcuni giorni presso un'isola deserta del Devon nota come Nigger Island dal proprietario, un tale Mr U.N. Owen. Un inquietante filastrocca sulla lenta morte di dieci soldatini accompagnerà la sparizione graduale di ciascuno degli ospiti. Chi sarà il prossimo? Apprestatomi tardi alla lettura di questo famosissimo romanzo giallo della Christie, in concomitanza con l'uscita della miniserie per il centenario dalla nascita dell'autrice, posso ritenermi estremamente soddisfatto. In questo romanzo non ci sono eroi o innocenti, ognuno è peccatore, carnefice e vittima...
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