La crescita di Allen Ginsberg è affrontata su diversi piani.
All'uscita del componimento che da il titolo al film, Howl ("urlo" in inglese) la reazione del pubblico è sconcertante. Ritenuto infarcito di elementi osceni e pornografici, si finisce in tribunale. E' così che Ginsberg ripercorre gli inizi della sua carriera, con una fittizia intervista in bianco e nero e la stessa poesia, che viene declamata mentre sullo schermo appare un corto animato che ne ricalca le parole.
James Franco ci dona un Allen Ginsberg originale ed autentico, sia per somiglianza che per l'ottima recitazione.
Assistiamo all'amicizia con Jack Kerouac, destinato a diventare un altro grande della Beat Generation e all'incontro con Peter Orlovsky, compagno di tutta la vita di Ginsberg.
Con l'alternarsi delle varie vicende, assistiamo all'affermazione di una voce fuori dagli schemi, che si ribella alle convenzioni poetiche, ma anche alla società stessa, marcia nel suo proibizionismo di facciata.
Scritto e diretto da Rob Epstein e Jeffrey Friedman, il lungometraggio è stato presentato in concorso al Sundance Film Festival e alla 60a edizione del Festival di Berlino, dove era in lizza per l'Orso d'oro.
All'uscita del componimento che da il titolo al film, Howl ("urlo" in inglese) la reazione del pubblico è sconcertante. Ritenuto infarcito di elementi osceni e pornografici, si finisce in tribunale. E' così che Ginsberg ripercorre gli inizi della sua carriera, con una fittizia intervista in bianco e nero e la stessa poesia, che viene declamata mentre sullo schermo appare un corto animato che ne ricalca le parole.
James Franco ci dona un Allen Ginsberg originale ed autentico, sia per somiglianza che per l'ottima recitazione.
Assistiamo all'amicizia con Jack Kerouac, destinato a diventare un altro grande della Beat Generation e all'incontro con Peter Orlovsky, compagno di tutta la vita di Ginsberg.
Con l'alternarsi delle varie vicende, assistiamo all'affermazione di una voce fuori dagli schemi, che si ribella alle convenzioni poetiche, ma anche alla società stessa, marcia nel suo proibizionismo di facciata.
Scritto e diretto da Rob Epstein e Jeffrey Friedman, il lungometraggio è stato presentato in concorso al Sundance Film Festival e alla 60a edizione del Festival di Berlino, dove era in lizza per l'Orso d'oro.

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