Titolo: La morte della bellezza
Giuseppe Patroni Griffi (1921–2005) è stato un regista teatrale, drammaturgo, sceneggiatore, regista e scrittore italiano.Di famiglia aristocratica napoletana, figlio del Nobile Felice e della Baronessa Laura de Gemmis è considerata "una delle personalità più versatili del panorama culturale italiano del secondo Novecento". Direttore artistico del teatro Eliseo di Roma (2002-2005), alla sua memoria è stato deciso di dedicare il teatro Piccolo Eliseo di Roma.
Autore: Giuseppe Patroni Griffi
Brossura, 311 pagine
Editore: Dalai Editore
Brossura, 311 pagine
Editore: Dalai Editore
Napoli, sul finire della Seconda Guerra Mondiale.
I protagonisti, due giovani ragazzi che s'incontrano per caso in un vecchio cinema durante un blitz e, presi da un' improvvisa famelica voglia di aggrapparsi alla vita, si scambiano un fugace bacio.
Lilandt è tedesco per parte di padre, un eccentrico vivaista che non ha avuto tempo di sistemare i documenti del figlio, lasciandolo così nel limbo dell'inesistenza e che per sopravvivere impartisce lezioni private di tedesco;
Eugenio è un sedicenne napoletano, orfano di buona famiglia, svogliato a scuola ed immerso nel proprio mondo fatto di vecchi classici e un magico giardino sul retro della casa della Nonna.
Eugenio è un sedicenne napoletano, orfano di buona famiglia, svogliato a scuola ed immerso nel proprio mondo fatto di vecchi classici e un magico giardino sul retro della casa della Nonna.
Sarà nuovamente il caso a farli riunire, spingendoli ad intrecciare una relazione clandestina, consumata voracemente come avviene per gli amori adolescenziali. Un romanzo omoerotico, in cui gli amplessi sono descritti con una certa indole ottocentesca che può apparire alquanto assurda agli occhi del lettore contemporaneo.
La poesia si mescola alla prosa, producendo un ritmo sostenuto. Se da una parte c'è il degrado e l'abbandono dell'altra protagonista, la città di Napoli, simbolo della purezza perduta, dall'altra la relazione dei due "quasi uomini", fatta di affetto e di astio per una condizione alla quale non sanno dare nome.
Ad arricchire il testo vi sono rimandi alla letteratura classica, ai temi dell'introspezione, del viaggio e della ricerca del proprio posto in un mondo che si sta sgretolando a vista d'occhio pur cercando di mantenere una parvenza di dignità e decoro. L'unico neo dell'intera opera solo alcuni passaggi isolati che appaiono quasi riassuntivi dell'azione in svolgimento.
Sicuramente un testo insolito nel panorama italiano del secondo Novecento, uno squisito stralcio di vita di due anime perdute, due esteti di un paradiso inesistente, costantemente alla ricerca dell'appagamento attraverso l'assimilazione della bellezza.
Sicuramente un testo insolito nel panorama italiano del secondo Novecento, uno squisito stralcio di vita di due anime perdute, due esteti di un paradiso inesistente, costantemente alla ricerca dell'appagamento attraverso l'assimilazione della bellezza.


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