Ancora una volta Ryan Murphy dimostra la sua bravura nel dirigere attori straordinari in un dramma come pochi. Con alle spalle già una rappresentazione teatrale tratta dal libro omonimo, The Normal Heart è una storia d'amore, una storia di lotta fino allo stremo, una rivolta verso quegli schemi eteronormativi che discriminano chiunque esca fuori dal gregge. Ambientato nell'estate del 1980, segue il diffondersi di quella che all'epoca venne definita la peste degli omosessuali con gli occhi di un piccolo gruppo di attivisti capeggiati da Ned Weeks (Mark Ruffalo). Ogni membro della comunità gay americana vede morire rapidamente la maggior parte dei propri conoscenti a causa di questo morbo sconosciuto e che nessuno si prende la briga di studiare, eccetto la dottoressa Brookner (Roberts), che la poliomielite ha costretto ad una sedia a rotelle fin da bambina.
Man mano che la storia procede assistiamo ai vari tipi di reazione verso il diffondersi del virus HIV: da chi nega ogni legame con i rapporti sessuali, a chi s'accolla la colpa di tutto e cerca di salvare quante più vite possibile tramite l'informazione e la ricerca a chi, in un'epoca in cui essere omosessuale significava vedersi chiudere tutte le porte, crolla sotto il peso schiacciante della propria esistenza. Con poetica crudezza siamo partecipi in prima persona degli effetti che la malattia porta a soffrire non solo all'affetto dal virus, ma anche alla società ed alle persone che gli sono vicine. .

Non ci sono buonismi in The Normal Heart, solo fatti crudi e reali riportati con monologhi e dialoghi ma spesso, silenzi. L'immagine del togliere i biglietti da visita dalla scrivania man mano che si viene a conoscenza dell'ennesimo conoscente morto senza che nessuno è in grado di aiutarlo se non a morire, finchè questi riempiono un intero cassetto, è qualcosa di tristemente meraviglioso. Se dovessi descrivere in breve questo film, lo etichetterei sicuramente come tragedia moderna Un film che se venisse proiettato nelle scuole darebbe modo di riflettere su molti comportamenti che la società attuale purtroppo compie ancora. Per citare il poster promozionale "Per vincere la battaglia bisogna iniziarne una" ed è solo combattendo per il proprio diritto di esseri umani che possiamo ottenere giustizia.
Man mano che la storia procede assistiamo ai vari tipi di reazione verso il diffondersi del virus HIV: da chi nega ogni legame con i rapporti sessuali, a chi s'accolla la colpa di tutto e cerca di salvare quante più vite possibile tramite l'informazione e la ricerca a chi, in un'epoca in cui essere omosessuale significava vedersi chiudere tutte le porte, crolla sotto il peso schiacciante della propria esistenza. Con poetica crudezza siamo partecipi in prima persona degli effetti che la malattia porta a soffrire non solo all'affetto dal virus, ma anche alla società ed alle persone che gli sono vicine. .

Non ci sono buonismi in The Normal Heart, solo fatti crudi e reali riportati con monologhi e dialoghi ma spesso, silenzi. L'immagine del togliere i biglietti da visita dalla scrivania man mano che si viene a conoscenza dell'ennesimo conoscente morto senza che nessuno è in grado di aiutarlo se non a morire, finchè questi riempiono un intero cassetto, è qualcosa di tristemente meraviglioso. Se dovessi descrivere in breve questo film, lo etichetterei sicuramente come tragedia moderna Un film che se venisse proiettato nelle scuole darebbe modo di riflettere su molti comportamenti che la società attuale purtroppo compie ancora. Per citare il poster promozionale "Per vincere la battaglia bisogna iniziarne una" ed è solo combattendo per il proprio diritto di esseri umani che possiamo ottenere giustizia.

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