Titolo italiano: Nulla, solo la notte
Autore: John Williams
Traduzione di Stefano Tummolini
Casa Editrice: Fazi Editore, collana Le Strade,
prima edizione italiana 2014
138 pp, rilegato
Nonostante mi ritenga abbastanza fuori dai circoli di lettori "per moda" il nome di Williams nell'ultimo periodo è saltato fuori in così tante salse che ho voluto farmi un'idea di quest'autore a me completamente sconosciuto. Sono così venuto a conoscenza del fatto che non ero il solo a non averlo mai sentito menzionare prima dell'anno scorso, quando è stato tradotto per la prima volta Stoner, quello che a detta di molti, è il suo capolavoro, ma dal momento che il romanzo d'esordio è Nulla, solo la notte ho preferito iniziare da questo. Per il momento, non credo che farò i salti mortali per leggerlo, dal momento che Nulla, solo la notte non mi ha particolarmente colpito. Intendiamoci, è un bel romanzo e mi stupisco del fatto che non sia stato tradotto prima avendo dato la precedenza a roba molto più commerciale e priva di contenuti.
L'incipit è qualcosa di meraviglioso e mi ero già immaginato che tutto il seguito sarebbe stato totalmente introspettivo alla maniera del primo capitolo, cosa che invece non s'è rivelata esatta. Sebbene si possa definire un tipo di racconto spiccatamente introspettivo, ha per il mio gusto personale, alcune mancanze, prima fra tutte quella di non caratterizzare affatto gli altri personaggi coi quali il protagonista, Maxley, entra in contatto. Sembrano totalmente estranei alla situazione, immersi nella materia di sogni e pensieri del giovane, per il quale ho provato fin da subito un'antipatia gratuita, ad iniziare dal nome che mi ricorda quello di un romanzo pretenzioso da ricchi snob o quello di un fantasy commerciale. Un'altra "piccolezza" che non mi ha particolarmente fatto gradire il romanzo è il rapporto difficile di Maxley col padre, perchè è qualcosa che ho davvero letto in tutte le salse (o forse sono io che leggo libri che trattano argomenti troppo specifici).
Le grandi aspettative che m'ero costruito nell'attesa di leggere uno dei romanzi di Williams sono state pressapoco demolite completamente, se non fosse per le descrizioni degli stati d'animo e della percezione di alcune realtà da parte di Maxley. In sua difesa posso dire che come romanzo d'esordio non ha nulla da invidiare a quelli di autori affermati e famosi che si sono adagiati sugli allori dopo i primi accenni di popolarità.
Spero che la lettura di Stoner o Butcher's Crossing mi facciano cambiare l'idea che mi sono fatto di quest'autore, anche se non so quando avrò tempo da dedicare loro dal momento che ho intenzione di leggere ben altro nei mesi a venire.
John Edward Williams nato nel 1922 in una famiglia di modeste condizioni economiche del Texas, si iscrisse all'Università di Denver solo dopo la fine della seconda guerra mondiale, durante la quale fu di stanza in India e in Birmania dal 1942 al 1945. In quegli anni scrisse il suo romanzo d’esordio, Nulla, solo la notte, che venne poi pubblicato nel 1948, quando Williams non aveva ancora conseguito la sua laurea in letteratura (a fine febbraio 2014 il romanzo verrà tradotto per la prima volta in Italia da Fazi Editore). Uomo riservato e legato alla scrittura da una passione inarrestabile, fumatore accanito e forte bevitore, marito per quattro volte, Williams rimase per tutta la vita a Denver, dove insegnò letteratura inglese presso l’Università e dove morì nel 1994. Prima della sua riscoperta internazionale, Williams è stato oggetto di grande ammirazione da parte di una piccola nicchia di suoi accoliti, ex colleghi dell'Università ed ex studenti del corso di scrittura creativa in cui insegnò e a cui conferì un prestigio nazionale mai avuto prima. Poeta e narratore, pubblicò nel 1960 il romanzo Butcher’s Crossing (Fazi Editore, 2013) e nel 1965 Stoner (Fazi Editore, 2012), il suo capolavoro. Nel 1973 gli fu assegnato il National Book Award per il suo quarto e ultimo romanzo, Augustus.


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