L'attesa è valsa davvero la pena. Ignorando prontamente i commenti di vari esaltati che lasciavano commenti sulle varie pagine dei social network mi sono decisamente risparmiato il sangue amaro, sebbene sono incappato nei soliti cliché del "non è un horror", "non fa paura", "Loki è sempre un bonazzo".
La trama di per sé ricalca lo scheletro dei romanzi gotici ottocenteschi, strizzando l'occhio a capolavori usciti dalla fantasia di autori come Ann Radcliffe ed Edgar Allan Poe, in un mix di atmosfere cupe tipiche del romanzo gotico inglese unito al gore tipicamente americano cui Guillermo Del Toro ci ha sempre comunque abituati.
Per una volta non abbiamo una protagonista femminile che ha bisogno d'essere salvata ed il cavaliere senza macchia e senza paura ha in questo film il ruolo che gli spetta: inutile soprammobile. Edith ha ben chiaro il suo futuro, che non include il semplice trovare l'amore, ma anche avere una carriera ed affermarsi come persona, senza che le due cose si escludano a vicenda, come spesso accade tanto nella realtà quanto nella finzione, dove sembra che una persona non possa provare più di un sentimento per volta senza esplodere o soffrire di qualche malattia mentale (che vanno tanto di moda negli ultimi tempi, specie la loro versione romanzata e fasulla da social media).
Le differenze di colori dei due mondi sono diametralmente opposte e saltano anche all'occhio meno attento: se la casa e gli stessi Sharpe sono avvolti da nero e dal cremisi (lo stesso che da il titolo all'opera, in riferimento ai giacimenti di argilla rossa sotto la tenuta) il mondo di Edith assume i caldi color crema, con fiamme che emanano calore a differenza di quelle che gettano solo pallidi bagliori nella vita di Thomas e Lucille Sharpe. E sono proprio gli Sharpe i personaggi che ho apprezzato di più e forse l'unica pecca che mi sento di trovare in questo film è proprio la mancanza di approfondimento di Lucille e del suo rapporto col fratello, concedendoci solo vaghi riferimenti senza mai mostrarci realmente le motivazioni che hanno spinto gli Sharpe a diventare mostri per la società.
Consiglio sicuramente questo film a tutti gli amanti dei romanzi gotici (quelli veri, non le pallide imitazioni young adult con lei bella ma non lo sa + lui creatura sovrannaturale che instaurano una rapporto malsano). Lo sconsiglio invece a tutti coloro che ricercano costanti effetti speciali, scene di nudo ogni dieci minuti accompagnato da luoghi comuni.
La trama di per sé ricalca lo scheletro dei romanzi gotici ottocenteschi, strizzando l'occhio a capolavori usciti dalla fantasia di autori come Ann Radcliffe ed Edgar Allan Poe, in un mix di atmosfere cupe tipiche del romanzo gotico inglese unito al gore tipicamente americano cui Guillermo Del Toro ci ha sempre comunque abituati.
Per una volta non abbiamo una protagonista femminile che ha bisogno d'essere salvata ed il cavaliere senza macchia e senza paura ha in questo film il ruolo che gli spetta: inutile soprammobile. Edith ha ben chiaro il suo futuro, che non include il semplice trovare l'amore, ma anche avere una carriera ed affermarsi come persona, senza che le due cose si escludano a vicenda, come spesso accade tanto nella realtà quanto nella finzione, dove sembra che una persona non possa provare più di un sentimento per volta senza esplodere o soffrire di qualche malattia mentale (che vanno tanto di moda negli ultimi tempi, specie la loro versione romanzata e fasulla da social media).
Le differenze di colori dei due mondi sono diametralmente opposte e saltano anche all'occhio meno attento: se la casa e gli stessi Sharpe sono avvolti da nero e dal cremisi (lo stesso che da il titolo all'opera, in riferimento ai giacimenti di argilla rossa sotto la tenuta) il mondo di Edith assume i caldi color crema, con fiamme che emanano calore a differenza di quelle che gettano solo pallidi bagliori nella vita di Thomas e Lucille Sharpe. E sono proprio gli Sharpe i personaggi che ho apprezzato di più e forse l'unica pecca che mi sento di trovare in questo film è proprio la mancanza di approfondimento di Lucille e del suo rapporto col fratello, concedendoci solo vaghi riferimenti senza mai mostrarci realmente le motivazioni che hanno spinto gli Sharpe a diventare mostri per la società.
Consiglio sicuramente questo film a tutti gli amanti dei romanzi gotici (quelli veri, non le pallide imitazioni young adult con lei bella ma non lo sa + lui creatura sovrannaturale che instaurano una rapporto malsano). Lo sconsiglio invece a tutti coloro che ricercano costanti effetti speciali, scene di nudo ogni dieci minuti accompagnato da luoghi comuni.

Ci vorrebbe lo "spin off Sharpe". :)
RispondiEliminaHo adorato Lucille, in questo film; peccato sia rimasta un personaggio marginale per buona parte del tempo.
Anche io vorrei tanto uno spin off sugli Sharpe! Lucille è stata qualcosa di sublime, peccato abbia avuto poco screentime. Ma in realtà non si può neanche dire che altri personaggi ne hanno avuto in eccedenza, purtroppo era il tempo ad essere limitato.
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